Sisma L’Aquila, fiori bianchi per le 309 vittime del 6 aprile 2009, Vittorini: “Dobbiamo mantenere vivo il ricordo”

6 Aprile 2025
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Il ricordo delle 309 vittime del sisma del 6 aprile 2009. Dopo la fiaccolata, la lettura dei nomi e un fiore bianco per ognuno

L’AQUILA – Anche quest’anno si è tenuta a L’Aquila la fiaccolata in memoria delle vittime del sisma del 6 aprile 2009, culminata con la lettura dei nomi dei 309 figli e figlie, amici e amiche, mogli, mariti, sorelle e fratelli rimasti per sempre sotto le macerie in cui L’Aquila è stata ridotta in soli 23 secondi dalla scossa delle 3:32. In loro ricordo, si è alzato da Palazzo Margherita un fascio di luce.

In prima linea, i parenti delle vittime. Dietro di loro, i rappresentanti delle istituzioni locali, tra cui il sindaco del capoluogo, Pierluigi Biondi. Hanno inoltre presenziato al momento della lettura dei nomi anche gli allievi della Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza.

La scelta del vuoto lasciato su via XX settembre dal crollo della Casa dello Studente come punto di partenza del corteo, ovviamente non è stata casuale.

“Abbiamo scelto questo luogo perché qui sono morti dei giovani che avrebbero dovuto rappresentare il nostro futuro – ha spiegato alla stampa Vincenzo Vittorini a nome dei familiari delle vittime – Purtroppo, quello che è successo li ha uccisi. Questo è un luogo simbolo del nostro dolore. Questi ragazzi rappresentano tutte le 309 vittime”.

Tra le novità di quest’anno, oltre alla scelta di accorciare il tragitto della fiaccolata, anche quella di distribuire un fiore bianco a tutti i presenti, da deporre di fianco ai nomi dei caduti del sisma, al Parco della Memoria.

“A ‘ground zero’, a New York, c’è un fiore per ognuno dei circa 3000 morti, che viene messo in occasione dei compleanni. Quelle 3000 persone sono più vive di noi. È segno del fatto che la comunità non le ha dimenticate – ha spiegato Vittorini prima di scendere al Parco della Memoria, mentre venivano distribuiti i fiori tra la folla – significa che una comunità intera ha risposto in una maniera importantissima. È chiaro che è un luogo del dolore, ma questo è un luogo dove queste persone che non ci sono più vivranno per sempre. Basta portare un fiore ogni giorno e renderemo questo posto un posto importante, anche dove fare dei convegni sulla prevenzione, sulla memoria, sulla giustizia. Questo deve essere un luogo vivo, noi familiari delle vittime lo abbiamo voluto così”.

Se nel 2010 erano in migliaia a prendere parte al rituale di memoria collettiva, oggi erano poco più di qualche centinaio a camminare dalla Casa dello Studente di via XX settembre al Parco della Memoria.

Nonostante il meteo fosse favorevole e le temperature fossero abbastanza miti per le medie delle notti primaverili aquilane, a sedici anni dalla tragedia sembra che la maggior parte degli abitanti della città e dei suoi visitatori abbia preferito affollare i locali notturni del centro piuttosto che prendere parte all’evento.

Se da un lato la vita sociale del capoluogo è ormai tornata a pulsare, dall’altro una comunità, per andare davvero avanti, non può prescindere dal ricordo collettivo.

Tante delle vittime della notte del 6 aprile erano universitari, motivo per cui il terremoto dell’Aquila è tristemente noto anche come “terremoto degli studenti”.

Il presidente dell’Associazione vittime universitarie del sisma (Avus), Sergio Bianchi, che la notte del 6 aprile 2009 ha perso il figlio Nicola, ha dichiarato: “Sono tornato in una città che vedo rinascere, come è giusto che sia, e di questo sono contento. Sedici anni sono tanti, ma a volte sembra ieri, perché il nostro impegno come familiari delle vittime è stato costante. Come associazione abbiamo fatto un bel percorso, cercando sempre di essere propositivi per porre l’accento sulla prevenzione e sul riconoscimento delle responsabilità di quanto successo all’Aquila. Poi i processi hanno riempito le nostre giornate, e le ultime sentenze sono state molto pesanti”.

“Il terremoto c’è stato il 6 aprile 2009 – ha continuato Bianchi – ma il vero terremoto per noi è iniziato da quel momento. Cercare di metabolizzare tutto quello che è successo è stato difficile. Ma la cosa più drammatica e dolorosa sono state le sentenze perché è stato come rivivere la tragedia ogni volta”.

E ha aggiunto: “Sentirsi dire che tuo figlio è colpevole della propria morte è qualcosa che non si può accettare. L’ultima sentenza su via Campo di Fossa ha finalmente reso giustizia alle vittime escludendo ogni responsabilità da parte dei nostri ragazzi. Spero che la Cassazione faccia tesoro di questa decisione e dia la possibilità anche ai nostri figli e a tutte le altre vittime di avere giustizia”.

“È la serata del raccoglimento del dolore che si rinnova – ha detto Biondi – però è anche la serata in cui rinnoviamo il nostro impegno per far sì che tutto quello che abbiamo passato, tutto il dolore che abbiamo subìto, tutte le lacrime che abbiamo versato siano di stimolo per costruire una città rinnovata”.

“Lo dobbiamo – ha aggiunto – a coloro che hanno sofferto i lutti del terremoto, lo dobbiamo a coloro che sono andati anche dopo il terremoto e che hanno diritto di vivere una città che crei le opportunità giuste per chiunque”. 

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