Sisma 2009, il modello L’Aquila come riferimento per la ricostruzione post-bellica dell’Ucraina

5 Aprile 2025
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Nel corso di una missione a Bruxelles, le procedure e le competenze sviluppate nella gestione della ricostruzione post-sisma del 2009 sono state valutate come un possibile modello operativo per la rigenerazione dei territori ucraini colpiti dal conflitto. Provenzano (Usra): “Nostro know-how importanti per affrontare sfide senza precedenti per il mondo occidentale”

L’AQUILA – Il percorso di rinascita dell’Aquila e delle sue frazioni dopo il sisma del 2009 potrebbe presto diventare un modello da emulare per la ricostruzione di territori segnati dalla guerra. Lo testimonia l’interesse emerso durante una recente missione europea delle delegazioni degli Uffici Speciali per la Ricostruzione dell’Aquila (Usra) e del Cratere (Usrc), dove le strategie adottate nel post-terremoto abruzzese sono state apprezzate a tal punto da essere considerate un possibile riferimento per affrontare sfide complesse come quelle dell’Ucraina.

Ne è convinto il titolare dell’Ufficio speciale della ricostruzione L’Aquila, Salvo Provenzano che ha illustrato i contenuti e le prospettive emerse durante l’incontro con le istituzioni europee. “A Bruxelles – ha affermato – si è discusso anche di una possibile collaborazione futura, ma la conferma ufficiale dipenderà ovviamente da futuri sviluppi. Un tema centrale riguarda proprio la ricostruzione in Ucraina – ha aggiunto – dove sono previsti investimenti per circa mille miliardi di euro. La sfida principale riguarda la definizione delle linee di demarcazione con la Russia. Ma c’è anche l’urgenza di sviluppare infrastrutture, soprattutto nella parte del Paese che guarda verso l’Europa”.

In una fase storica in cui la ricostruzione non può limitarsi a essere un intervento tecnico, ma deve trasformarsi in processo sociale e politico, l’esperienza dell’Aquila assume un significato nuovo. Un know-how, quello italiano, maturato tra iter amministrativi, ricostruzione edilizia e coinvolgimento delle comunità locali, che oggi si propone come risorsa internazionale.

“Queste zone – ha continuato Provenzano – sono meno infrastrutturate, in particolare a causa della pianificazione risalente all’ex Unione Sovietica. Gli interlocutori ucraini hanno sottolineato l’importanza di coinvolgere esperti con oltre un decennio di esperienza nella ricostruzione, sia tra i funzionari pubblici che nelle maestranze. A tal proposito – ha concluso – il nostro know-how, maturato sul campo potrebbe essere importante. Una condizione necessaria per affrontare una sfida senza precedenti per il mondo occidentale”.

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