Dazi, preoccupazione nel settore vitivinicolo: Radica (Citta del Vino), “bisogna fermare questa follia”

2 Aprile 2025
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Il presidente dell’associazione nazionale Città del Vino, Angelo Radica, è preoccupato per le ripercussioni sull’intera filiera: il 24% dell’export di vini italiani è destinato al mercato statunitense

PESCARA – Tutti i settori produttivi italiani fremono nell’attesa di sapere su cosa – e in che misura – il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, imporrà nuovi e più salati dazi. Il presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino e sindaco di Tollo (CH), Angelo Radica, ha esternato le sue preoccupazioni in relazione alla decisione, presa oltreoceano, che potrebbe quindi investire anche la produzione agrolimentare italiana. «Vanno messi in campo tutti gli strumenti a disposizione per scongiurare l’escalation: sarebbe una vera e propria follia», sottolinea Radica. In base a quanto emerge dal report dell’Unione italiana vini, solo nel 2024, gli Stati Uniti hanno ricevuto il 24% dell’esportazione di vini prodotti in Italia, «in aumento del 10 per cento rispetto al 2023, per un valore arrivato a sfiorare i due miliardi di euro».

Il danno economico che deriverebbe dall’applicazione dei dazi è allarmante, soprattutto in considerazione del fatto che il vino costituisce uno dei pilastri dell’economia legata alle esportazioni in Italia e che «esprime una cultura millenaria come quella italiana e per questo non può essere sostituito da nessun altro prodotto», spiega Radica. «Ci attiviamo da subito con gli altri attori della filiera per dare suggerimenti e porre in essere azioni per contribuire a fermare questa follia. Siamo per giunta già sotto attacco», ricorda il presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino. Il riferimento, naturalmente, è al nuovo codice della strada, ma anche alle politiche dell’Unione Europea che di fatto non distingue tra consumo e abuso di alcol, specifica Radica, considerando «il vino una bevanda dannosa».

«L’esecutivo nazionale sui dazi e sulle misure allo studio da parte dell’Unione europea deve farsi sentire, per tutelare un settore sotto attacco, che costituisce di fatto la spina dorsale dell’export del nostro Paese», chiosa il presidente, appellandosi al governo centrale.

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