Secondo Antonetti, il progetto presenta diversi punti critici, tra cui il rischio di ostacolare il passaggio dei mezzi di soccorso, l’aumento delle difficoltà di accesso alla città e una maggiore pericolosità per automobilisti e ciclisti
TERAMO – Il consigliere comunale Carlo Antonetti attacca duramente l’amministrazione per la trasformazione di Via Po e Via De Gasperi. Una scelta che, secondo lui, ha ridotto drasticamente la carreggiata con l’installazione di cordoli in cemento per la realizzazione di un tratto di ciclovia, compromettendo la viabilità e creando disagi agli automobilisti.
“Per sessant’anni i teramani hanno chiamato questa strada ‘lo stradone’, ma l’attuale amministrazione ha deciso di ridimensionarlo, trasformandolo in ‘lo stradino’! Una scelta incomprensibile, costosa e dannosa, che ha ristretto la carreggiata da Piazza Garibaldi fino alla superstrada, creando lunghe code, rallentamenti e disagi alla mobilità cittadina”, afferma Antonetti.
Il consigliere contesta anche il posizionamento della ciclovia, ritenendo inadeguata la scelta di inserirla in un tratto strategico per la viabilità invece che come naturale proseguimento del Parco Fluviale. “Follia pura! Hanno già penalizzato il centro storico e ora, con questa decisione, stanno isolando ulteriormente la città, rendendola sempre meno accessibile”, aggiunge.
Secondo Antonetti, il progetto presenta diversi punti critici, tra cui il rischio di ostacolare il passaggio dei mezzi di soccorso, l’aumento delle difficoltà di accesso alla città e una maggiore pericolosità per automobilisti e ciclisti. Inoltre, sottolinea come il tratto scelto per la ciclovia sia particolarmente inquinato, mettendo in discussione la logica di tale intervento. “Chiedo che questi cordoli vengano rimossi immediatamente, prima che sia troppo tardi. È necessario restituire ai teramani il loro storico ‘stradone’ e mettere fine a questa grave vicenda. So benissimo che non lo faranno, nonostante il dissenso dei cittadini e del buon senso. E per questo dovranno essere ritenuti ancora più responsabili delle inevitabili conseguenze”.